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Molte furono le figure che operarono all'interno dell'Istituto. Tra le principali ricordiamo:
CARLO DELLA GIACOMA Direttore d'orchestra
Nasce a Verona nel 1858, muore a Todi nel 1929. Cresce a Torino, dove frequenta il Liceo Musicale. A 16 anni e primo clarinetto alla Scala e a 18 si arruola volontario nell'esercito. Dal 1888 dirige la banda del 38° Reggimento Fanteria, di stanza in varie città: Livorno (1888-1892), Palermo (1893-1895), Ancona (1896-1900) e Mantova (1901- 1903). Si la conoscere anche come direttore d'orchestra e collabora con Pietro Mascagni del quale cura la riduzione per banda della Cavalleria Rusticana e a cui dedica la marcia Trionfo artistico che Mascagni stesso esegue. Nel 1892 Mascagni, stando a Livorno, scrive una Marcia-Inno per 1'inau-gurazione del monumento a Vittorio Emanuele e chiede che la strumentazione per banda venga predisposta da Delia Giacoma e 1'esecuzione venga affidata alla sua banda militare. Della Giacoma intrattiene rapporti con eminenti figure della musica e della cultura italiana, tra cui Giovanni Pascoli. Dal 1903 si stabilisce a Todi, dove fonda la Scuola di Musica, cura 1'allestimento di numerose opere liriche al Teatro Comunale e dirige la banda musicale. Fa conoscere al grande pubblico la musica di Wagner e di altri illustri autori stranieri.
(Fonti: M. Anesa, Dizionario della Musica italiana per banda, Bergamo 1993. pp. 159-160. Marilena Giammarco, II sogno musicale di Giovanni Pascoli, in «Risveglio Musicale», a. 9, n. 1, gennaio-febbraio 1990, pp. 8-9.)
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CARLO PIERANTONI Maestro elementare
Nasce a Todi nel 1888, muore nel 1955. Insegnante di tante generazioni, medaglia d'oro, dotato di particolari attitudini, si esprime attraverso i colori della Sua tavolozza, con le note musicali, con le Sue rime:ora delicate, ora divertenti. E rimasta nel ricordo di tanti "sogno d'arte" da Lui scritta e musicata dall'insigne Maestro Manganelli al quale Pierantoni e legato da profonda stima ed amicizia. "Dipingere. disegnare,illustrare libri, fare insuperabili pergamene e poi ancora, progettare, scrivere, poetare: questo e il "Maestro" così affettuosamente chiamato da tutti", cosi lo descrive un suo alunno dopo la morte. Carlo scrive molto per se stesso colpito frequentemente da simpatiche ispirazioni che non lascia sfuggire, infatti, con affettuosa allegria, annota i Suoi registri scolastici, i Suoi quaderni: poesie, appunti di scuola, piccole rime incompiute, relazioni, conferenze. La scuola e il Suo grande amore ed e maestro fatto di bontà sostanziata da fede salda, da convinzione profonda, di una pietà squisita. Segue tutte le evoluzioni didattiche fino alla vecchiaia e le applica con freschezza ed efficacia. Anche la moglie e insegnante e medaglia d'oro, Ada Bonini Pierantoni. Quando all'Istituto Crispolti viene istituita la Scuola Serale di Disegno, Pierantoni accetta di insegnare con particolare passione. "Lo rivedo ancora, io bambina, uscire tutte le sere, superando qualsiasi intemperia, avvolto nella sua Maremmana, il cappotto tipico di allora, tenendo per mano mio fratello Piero, che lo seguiva felice, se pur tanto bambino. Ai Suoi alunni, ricorda spesso: "Ricordate che per 1'arte non vi sono barriere o limiti oltre quelli posti dai fini a cui 1'arte deve tendere. Vi potranno essere battute d'arresto, durante le quali la mente dell’artista si raccoglie in se stessa e fa uno studio introspettivo, cosi come la madre terra fa nell'inverno, per preparare, però, nuova lussureggiante primavera!" Molti artisti di Todi hanno da Lui il primo insegnamento, incoraggiamento, guida: i valenti Gentili. Zoccoli, Giovanni Tenneroni, Edmondo Biganti. Giovanni Riccetti. Pierantoni, oltre alla scuola, ricopre i seguenti incarichi:
Presidente dell'Associazione mutilati ed invalidi di guerra: egli stesso era invalido di guerra.
Consigliere della Banca Popolare di Todi fino all'anno 1949-
Presidente della Commissione Edilizia con il Podestà Stefanini.
Insegnante di Disegno presso la scuola serale dell'istituto Crispolti, con allora Direttore Monsignor Giovanni Marchetti.
Insegnante di Disegno alla scuola di Cappuccini.
Insegnante di disegno e calligrafia al Seminario di Todi, compreso il periodo estivo a Spagliagrano.
Collaboratore della "Pro Todi".
Le Sue pergamene, apprezzatissime, giungono in Vaticano, alla Casa Savoia, alla Casa Regnante del Belgio e di Bulgaria, nonché a personaggi illustri del tempo.
(Fonti: Maria Luigia Pierantoni, Ricordando Carlo Pierantoni, Res Tudertinae, n. 36, Todi 1995)
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CESARE MANGANELLI Compositore e maestro musicale
Nasce a San Giovanni in Persiceto, provincia di Bologna, il 27 maggio 1859 da Alessandro ed Antonia Prati, muore a Todi il 13 marzo 1941. è figlio unico e non ha parenti. Si interessa anche di agricoltura. Studia presso la R. Accademia Filarmonica di Bologna, alla scuola del Maestro Federico Parigini, il quale, in un documento da lui firmato, in data 31 marzo 1882, dichiara "che Cesare Manganelli frequenta le sue lezioni di Contrappunto e Composizione riportandone non comune profitto".
II 28 giugno 1882 si diploma brillantemente come violinista, ed il 28 novembre dello stesso anno come Maestro compositore. Ha 24 anni.
Come risulta dall'elenco delle composizioni, comincia a creare all'età di 18 anni. Quello che egli chiama il suo primo lavoro e la "Sinfonia lettera A in Do" che compone a 20 anni e strumenta molto più tardi.
Al 1871 risale un "Kyrie" a tre voci con coro e soli, diretto dallo stesso prof. Federico Parisini nella chiesa di S. Salvatore in Bologna; al 1880 la bella «Fantasia per violino in Mi minore» che egli suona varie volte a S. Giovanni in Persiceto e a Todi, e che viene eseguita dal «Gruppo Vocale Umbro» nella sala dei concerti in Todi, in occasione della commemorazione dell'Autore, il giorno 11-5-1967.
E un ottimo violinista e come tale suona nei maggiori teatri d'Italia sotto la bacchetta dei più valenti direttori.
Nel giugno-luglio 1884, e con 1'orchestra bolognese, diretta da Luigi Mancinelli, a Torino per le manife-stazioni musicali in occasione dei festeggiamenti per 1'Esposizione.
Nel frattempo concorre per la nomina a Maestro di Musica, ed essendo riuscito primo nel Comune di Todi, ne accetta l'incarico.
I suoi primi anni di permanenza in questa città sono per lui molto felici, tanto che rifiuta, appena quattro mesi dopo, la nomina di Maestro nella città di Foligno, rinunciando a 400 lire in più di stipendio annuale. Il suo carattere esuberante traspare dai «ballabili»; tra valzer, polke e mazurke ne scrive oltre 200 prima della fine dell'Ottocento.
Nel primo decennio della sua permanenza in Todi e incaricato per la direzione di varie opere come «La forza del destino», «La Traviata» ecc., riorganizza il concerto cittadino che a quell’epoca, suona la domenica a sera, durante Testate, sopra un palco a forma di corona circolare, nel centra della bella piazza, illuminata con lampade a petrolio. A quel tempo la musica e molto apprezzata; nei caffè, nelle botteghe di artigiani, si discute di artisti, di spettacoli, di bande musicali.
E pregato, appena arrivato a Todi, di dedicarsi all'insegnamento della scuola di musica presso 1'Istituto Crispolti, con 1'assegno di lire cinque mensili, alle quali il più delle volte rinuncia.
In un foglio, 1'unico rimasto autografo, «in questo Istituto ho speso gran parte delle mie energie, ma ho avuto anche delle grandi soddisfazioni perchè la Banda che avevo creato faceva enormi progressi e la cittadi-nanza veniva numerosa ad applaudire a tutti i saggi».
Al primo decennio della sua permanenza in Todi risalgono le due operette «Toi-Ko» e «Gonnella».
II Toi-Ko e musicato in quattro giorni ed orchestrato in dieci. Questa operetta, antecedente a «La Gheisa», potrebbe aver fortuna perchè riscuote un giudizio molto favorevole per le sue melodie vivaci ed originali. C'e, infatti, una certa risonanza, per opera della stampa, del successo ottenuto, tanto che una primaria compagnia di operette vuole includere il lavoro nel proprio repertorio, ma la lettera giace nell'ufficio postale più di un mese e quando viene ritirata, e troppo tardi: non ottenendo risposta la compagnia vi rinuncia. Questo contrat-tempo, gli costa la perdita di molti proventi e di una maggiore fama. Due anni dopo, infatti, esce la nuova operetta «La Gheisa» che si va affermando nei vari teatri e Manganelli, deluso e spiacente, pensa che non sia più il caso di lanciare altri lavori per cui non si interessa ne di editori, ne di impresari.
Nel frattempo continua la sua attività di violinista, chiamato a far parte dell'orchestra di Bologna nel 1890, poi a Forlì nel 1902.
Nel 1903 ha una scrittura per il teatro Costanzi in Roma, dal 10 dicembre 1903, al 30 aprile 1904. Nell'ottobre-dicembre 1904 ottiene la scritturazione per 1'orchestra triestina. Dal 2 dicembre 1905, al 31 ottobre 1906 e primo violino con il maestro Vessella nell'orchestra municipale di Roma. Prende ancora parte alla stagione lirica del teatro Adriano, dal 30 ottobre al 15 dicembre 1907, poi e a Livorno. In questo periodo, per ragioni economiche, e soppressa a Todi la Scuola d’istrumenti ad arco che verrà ripristinata qualche anno più tardi, ma con incarico da rinnovarsi annualmente.
Tra una scritturazione e 1'altra. nel febbraio 1902. compone «La Desolata», cinque mottetti per voci infantili con accompagnamento di armonio e violino obbligato da eseguirsi la sera del venerdì santo. E un lavoro riuscitissimo che nell'aprile del 1916 trascrive per tenori e bassi, completandolo con 1'aggiunta di due mottetti e strumentandolo per quintetto d'archi. A questa composizione da il titolo «Le tre ore di agonia di N. S. Gesù Cristo». E eseguito la prima volta nella chiesa di S. Maria Novella in Firenze, nella Pasqua del 1916, e nella stessa chiesa e ripetuta per cinque anni consecutivi riscuotendo grande entusiasmo.
E verso i primi del 1900, intuendo che 1'ambiente non e più quello dei primi tempi e che la sua attività di artista viene in certo senso soffocata, pensa di andarsene; ma il sentimento prevale sulla ragione e resta a Todi per non partire più. Sposa la todina Marcella Pensi. Questa unione, purtroppo, e breve ed infelice. perchè la giovane moglie si ammala di una malattia allora inguaribile e lo lascia nel lutto più lacerante, pochi mesi dopo la nascita della loro creatura Antonia, di soli otto mesi! E in questa dolorosa occasione che scrive di getto la sua commoven-te «Messa da requiem».
E un uomo profondamente religioso. La sua e una fede costantemente praticata e profondamente sentita, tanto da poter affermare ch'essa non solo costituisce una norma di vita esemplare, ma decisamente influisce sulla produzione artistica di lui, ispirandogli pagine che rappresentano l'eccellenza del suo ingegno. Muore l'11 Marzo 1941. (Fonte: Cesare Manganelli, Res tudertinae, Todi-1979)
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Nasce a Sobrano di Todi il 20 dicembre 1863. Scultore. studioso dei maestri romani.
L'ing. Francesco Bianchini di Todi, lo prende a protezione e lo affida all'Istituto Artigianelli Crispolti (4/ 10/1875) dove l’insegnamento del disegno e assicurato dal grande maestro Alessandro Zucchetti. Subito emerge il talento del Quattrini e il suo insegnante ottiene, dal Comune un contributo per fargli frequentare 1'accademia delle Belle arti di Perugia (1880).
Quattrini ragazzotto, ricoverato all’Istituto Crispolti, ritrae su cartone a carboncino, le sembianze del fonda-tore e direttore dell'Istituto, arcidiacono Luigi Crispolti. Don Luigi si rifiuta, bonariamente, di posare per il ritratto. Non si sgomenta, per questo, tracciato il volto del Direttore a memoria, insieme ad una commissione di collegiali presenta il ritratto a don Luigi Crispolti nel giorno del suo onomastico. L'Arcidiacono, sorpreso ma soddisfatto di vedersi ritratto con tanta vivezza si mostra altamente compiaciuto. Diciottenne lascia Todi per recarsi a Roma dove si afferma come scultore rifacendosi agli stili classici, non accademici, personalmente e originalmente reinterpretati. Le sue opere di maggior rilievo sono il monumento al cardinale Rampolla, al Perugino, a papa Benedetto XV che si trova a Costantinopoli. Muore a Roma il 26 aprile 1950. Nel 1936 realizza 1'urna in argento massiccio destinata ad accogliere le spoglie di San Francesco di Paola, benedetta da Pio XI.
Quattrini è considerato dal papa come "suo scultore". In questi anni ha lo studio (che fu di .Antonio Canova) nei giardini Vaticani per volere di papa Benedetto XV, riceve la commissione del monumento al cardinale Rampolla, che verrà poi collocata nella Basilica di Santa Cecilia e seguita nelle fasi di lavoro dallo stesso Benedetto XV. Anche Pio XI, nel '22, dopo tre mesi dalla sua elezione, visita lo studio di Quattrini e da lui mole il suo primo busto. Esegue molteplici ritratti di papa Pio XI per la nuova Pinacoteca Vaticana, per i musei, per il seminario Lombardo e per il Laterano; un busto bronzeo, opera celliliana di Pio XI. L'opera con cui lo scultore ha maggiormente celebrato il papa e la statua bronzea collocata all' Ambrosiana di Milano, commissionata da amici del papa, il senatore Beltrami e Mons. Gammatica. La sua produzione statuaria e vastissima:
Il gruppo "La giustizia fra la forza e la legge" che decora il portale del Palazzo di Giustizia di Roma, nel cui cortile e posta una sua statua della "Lex".
Monumento bronzeo del Perugino, nei giardini pubblici di Perugia.
Due gruppi per Manaos capitale dell’Amazzonia, 1'uno a ricordo dell'apertura al traffico del Rio della Amazzoni, 1'altro in nome del Presidente Tenerero Aranha.
Monumento a Costantinopoli di papa Benedetto XV.
Monumento al cardinal Rampolla nella chiesa di S. Cecilia.
Un colossale busto di Pio XI nel vestibolo della Biblioteca Vaticana.
La statua di S. Maddalena Sofia Barat, collocata nel 1935 in una delle nicchie simmetriche della basilica di S. Pietro.
Statua della Vergine di Montallegro nella cattedrale di Rapallo.
Statua del Card. Van Rossum in Olanda.
A Todi la lapide ad Augusto Ciuffelli, quella di Angelo e Letizia Cortesi, il monumento sepolcrale di Luigi Crispolti, bozzetti conservati nel museo pinacoteca.
(Fonti: P.O. Moretti, Lo scultore Enrico Quattrini e Pio XI, in "Il Risveglio" XVIII (1939) p.4; L. Tenneroni, La morte di Enrico Quattrini, in "II messaggero di Roma" 5/1950, p.2; La voce tuderte 1/1907; 1/1914; "Volontà" 11(1950, pp. 3-5) e 111 (1951 p. 40); Archivio Istituto Crispolti, Registro alunni 18^7-1883, s.c.)
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FILIPPO MORIGI Artista del legno
Nato il 20-06-1869
Artista autodidatta, definito "il re del legno", si ispiro nell'intaglio e nell'intarsio ai cori di S.Fortunato e al Duomo di Todi. Da giovane apprendista di bottega, con assiduità, competenza e passione raggiunge una grande abilita nell'arte di creare mobili, che gli permette di dar vita a una vera e propria scuola, con allievi che ne continueranno 1'opera. Da giovane frequenta la scuola di disegno dell'lstituto Crispolti diretta dal prof. Zucchetti.
Maestro dunque a pieno merito, anche se privo di titoli accademici, Morigi testimonia il legame tra arti-gianato e arte: non segue la moda imperante del mobile stile "impero" e "liberty" che aveva soppiantato, nell’ 800, la purezza di linee del classico; "Pippo" predilige lo stile del '300. Egli possiede una doviziosa raccolta di libri e di trattati della sua materia in edizioni di lusso e di ponderosa mole, e studiati con scrupolo, e che riportano in forme nitide e diffuse riproduzioni di oggetti artistici, e non soltanto in legno, delle epoche a lui più care. Egli ha conoscenza sicura dei vari stili e delle caratterizzazioni di ogni stile. La storia dell'arte da Giotto alla Rinascenza più avanzata non ha segreti per lui ed in Umbria non c'e lavoro in legno di un qualche pregio che egli non conosca nei dettagli più minuti. Motivi ornamentali, scopertamente riferiti al presepe del Perugino, adornano spesso pannelli e candelieri di mobili suoi. Non c'e coro di chiesa di una qualche notorietà che egli non conosca. Di memoria fotografica, ha spiccata attitudine per il disegno e una fantasia ornatissima. Conosciuto dagli antiquari più esperti viene interpellato per stabilire un' epoca e riconoscere un mobile.
Rari i suoi viaggi. Li affronta soltanto quando, sospinto dalla necessita, deve accompagnare i suoi operai a collocare un mobile, un arredo complete, uno studio in un palazzo signorile, in un'ambasciata a Roma, addirittura al Quirinale, dove ancora fa bella mostra di se un seggiolone trecentesco, commissionato da Vittorio Emanuele III, piacevolmente colpito dalla fine esecuzione.
In questi viaggi, nelle ore che gli restano libere prima di prendere il treno, approfitta per visitare chiese, musei, per fissare su un blocchetto con rapidi segni, 1'andamento di una balaustra, di un pulpito, una cornice particolarmente elaborata, ecc., come del resto faceva in Todi, in San Fortunato o in Cattedrale, passando ore e ore nell'osservazione analitica dei superbi cori, per far sua la preziosità delle sculture e dei pittorici intarsi. La sua predilezione va ai modelli classici, concentrandosi a carpire i segreti di certi effetti plastici, rigorosamente stereometrici. Riesce a riprodurli nei suoi mascheroni, con gli occhi a dismisura spalancati o melanconicamente socchiusi, raccordati nella salda armonia geometrica dell'insieme.
"Pippo" raggiunge una tale perfezione che alcuni suoi mobili sono scambiati per pezzi autentici del cinque o seicento. Ciò anche per merito di una particolare vernice ricavata da una segreta maleodorante mistura, che dava al mobile 1'aspetto di un pezzo antico. Al punto che esperti antiquari non esitavano ad attribuire a quell'oggetto una secolare antichità. Il segreto di quella straordinaria vernice da invecchiamento sparisce con lui. Non lo comunico a nessuno, neppure all'allievo più bravo e più caro, forse temendo che, in future, qualcuno, poco scrupoloso, ne avrebbe potuto fare un uso non corretto.
La fama della sua scuola, ben presto, travalica le mura cittadine e i confini regionali. Ha clienti illustri: Gabriele d'Annunzio, Ada Negri, Ugo Oietti, Augusto Ciuffelli, il cardinale Raffaele Many del Vall, che gli attestano il loro apprezzamento con lettere autografe e che incontra all'Istituto Crispolti. La scuola di intaglio trova sede nel "Loco Pio", vasto edificio sito all'inizio di Borgo Nuovo a Todi, già convento agostiniano. L'Istituto, nel 1847, era stato fondato dal pio sacerdote Luigi Crispolti, il "Don Bosco" todino, come collegio per orfani, per avviarli ai vari
mestieri, dar loro un'educazione e assistere materialmente e spiritualmente fino alla maggiore età. L'Istituto aveva attrezzato vari laboratori: una tipografia, una calzoleria, una sartoria, una bottega per fabbri-ferrai, un laboratorio di falegnameria, che vivevano una propria vita autonoma, autofinanziandosi con lavoro prodotto per terzi.
Nel laboratorio di falegnameria gli apprendisti seguono veri e propri corsi organizzati da Morigi.
Dal laboratorio non esce mai un mobile uguale ad un altro. Sono cassapanche, tavoli, seggioloni, armadi, librerie, maggiolini, scrivanie, mobili per sale da pranzo e per camere nuziali, ciascuno con la propria identità. Nel 1925 riceve le insegne di Cavaliere della Corona d'Italia, il 17 maggio 1'Istituto Crispolti lo festeggia per l’onorificenza ricevuta offrendogli una cornice dell'artista Romolo Valentini.
Con tutta questa raffinata e varia produzione, il laboratorio del "Crispolti", diviene angusto, non più rispondente alle richieste dei clienti. Bisogna organizzare un nuovo laboratorio se si vuole far fronte alla crescente domanda. D'altra parte stanno giungendo le macchine che aiutano a produrre di più e in tempi ridotti. Pur occupando molto spazio. E per questi motivi che Morigi, sollecitato da più parti, accetta di trasfe-rirsi nei locali dell'ex convento delle Lucrezie. Nel 1927 entra in società con il prof. Getulio Ceci, colto anti-quario, fine letterato, esperto cultore della storia cittadina. Ceci ha in mente progetti ambiziosi: conquistare una porzione importante del mercato del mobile artistico, con la produzione della scuola dell' "Ars lignaminis" di Todi che intanto si e arricchita anche dell'apporto di artigiani esterni, tra i quali un famoso scultore perugino, il Brunori e un nipote di Morigi, il giovane Giovanni Ungaretti, fine intarsiatore e doratore policromo.
Senza dubbio si producono più mobili, ma forse meno belli, forse il sodalizio non funziona. Pippo si sente un po' deluso. Non gode più delle soddisfazioni dell'artista come una volta. Al punto che non firma più i pezzi che escono dal laboratorio. Apprezza il socio che è colto e preparato, ma si sente quasi estraneo, fuori posto. Sicché il sodalizio con il Ceci ha breve durata: gia nei 1930 il rapporto tra i due e incrinato, in crisi. Con soddisfazione dei vecchi estimatori del Morigi, che erano convinti che il Maestro poteva ben operare solo nei bottegone del "Crispolti", lontano dalle lusinghe del commercialismo spinto.
Effettivamente Morigi, artista di classe, ha bisogno di serenità per creare i suoi lavori. Senza rimpianti ritorna al vecchio laboratorio del "Loco Pio" dal quale si era discostato solo temporaneamente, senza recidere i legami affettivi. Ma e un ritorno di breve durata. Muore, infatti, il 19 Marzo del 1936, amorosamente assistito dai familiari e da alcuni allievi.
Erede spirituale degli artisti di Todi che, senza soluzione di continuità, creano fin dal secolo XVI capolavori in legno, le cui testimonianze più espressive restano nei cori dei templi maggiori di Todi, Morigi ha il merito, dopo la crisi dell'800, di riprendere la tradizione, di arricchirla con geniali apporti personali e, soprattutto, di dar vita ad una scuola che continuasse e rinnovasse il mobile dassico, attraverso numerosi e valorosi allievi che l'Istituto Crispolti: Angeli Ferruccio, Brozzetti Augusto, Cardinali Giuseppe, Chiaraluce Ferdinando, Gentili Armando, Gigli Roberto, Quartini Innocenzo, Rondolini Giacomo, Valentini Romolo, Zoccoli Leone.
(Fonti: Vittorio Antonimi, Fi/ippo Morigi, Cilia. Viva V, n.l 1989, pp. 33-35); Archivio Istituto Crispolti, Carte varie, s.c.
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TELEMACO BOCCALI Maestro di scuola
Nasce il 20-07-1870, muore il 09-07-1939- Orfano di entrambi i genitori viene accolto nei 1892 dall'Isti-tuto Crispolti e frequenta fino al primo anno di Università, poi privo di mezzi economici, decide di diventare maestro elementare.
Dal 1891 al 1900 insegna a Torregentile anche come volontario nelle scuole serali per adulti analfabeti; dal 1900 e trasferito a Todi. Al termine della carriera riceve onorificenza della medaglia d'argento. Si dedica in maniera totale alla sua professione, senza accettare altre occupazioni esterne alla scuola.
Così una giornata "tipo" del maestro:
dalle 7 alle 8 del mattino, scuola privata presso la famiglia Gaudenzi-Pierozzi;
dalle 8 alle 11, scuola pubblica;
dalle 11 alle 12, scuola privata presso la famiglia Paparini; .
dalle 13 alle 16, scuola pubblica;
dalle 17 alle 18, scuola di agricoltura;
dalle 18 alle 19,30, presso 1'Istituto Crispolti
dalle 20 alle 21,30, presso la scuola serale della città.
Nelle vacanze estive fa ripetizione agli innumerevoli bocciati delle classi elementari e medie della città. Per anni si reca fino a Collevalenza dove insegna a tutti i ragazzi della famiglia Bianchini.
Insieme ad altri fonda il Patronato Scolastico di Todi, e ne è primo segretario; ricopre più volte 1'incarico di Direzione delle scuole elementari.
Durante la guerra, dopo la disfatta di Caporetto, tiene una conferenza a tutti gli alunni e a tutti gli inse-gnanti della città per non far vacillare il valore della resistenza e della riscossa.
è autentico patriota, aderisce, tra i primi di Todi, al fascismo, ma se ne distacca prontamente quando questi accetta la contaminazione con la massoneria.
La cultura del maestro si rivela soprattutto per l'attività letteraria come compositore di versi latini: "Lucia et Vinicius", "Belgarum Fatum", con i quali si classifica al 3° posto nel "Premio Nobel per le composizioni liriche in lingua latina".
(Fonti: Archivio Istituto Crispolti. Registro alunni 1847-1883, s.c.)
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Nato il 04/06/1850, ammesso all'Istituto Crispolti il 12/08/1859, apprende anche 1'arte dello stagnino e esce dall'Istituto il 01/02/1870 come maestro di disegno per recarsi a Gualdo Tadino.
Il 1 febbraio 1870 assume la cattedra di disegno del Regio Istituto tecnico di Chieti: vi rimane fino alla morte qui fonda una scuola domenicale di disegno e una scuola d'arte femminile in cui vuole infondere 1'arte nelle classi operaie della città, e il primo nucleo intorno a cui si viene poi formando 1'importante Società Industriale Luigi di Savoia.
Acquerellista, ama riprodurre le opere della pittura umbra del '400 e del '500.
Tutti gli anni torna a Todi, quasi come un pellegrinaggio, e conserva 1'amicizia con Enrico Quattrini.
Per molti anni e delegato ai monumenti e scavi della provincia, studia con passione alcuni tra i più importanti monumenti, coopera largamente ai restauri pittorici della chiesa di S. Francesco, disegna e dipin-ge una cappella nella chiesa di S. Antonio, da più volte consiglio ed opera per la facciata del Duomo. Ma dove egli eccede e il magistero dell’insegnamento. Per la sua scuola l'Istituto tecnico di Chieti ha rinomanza e onorificenze.
Credente senza ostentazione. cittadino probo ed integro, severe prima che con gli altri con se stesso, ma padre prima che maestro, egli, oltre che istruire, ha educato tre generazioni di giovani.
Muore il 10/07/1923.
(Fonti: Archivio Istituto Crispolti, Registro alunni 1847-1883, s.c.; La morte del prof. Scaraviglia. in "La voce tuderte" XVLM921)
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