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Don Luigi Crispolti nacque a Todi il 14 febbraio 1815. La vicenda del canonico tudertino abbraccia quasi interamente il secolo XIX. La sua famiglia d’origine apparteneva alla piccola borghesia locale, essendo suo padre un commerciante di stoffe.
Purtroppo la
sorte non fu benigna ed il padre morì improvvisamente in giovane età
lasciando orfani i suoi sette figli tra cui il giovane Luigi.
Il Crispolti ricevette una forte educazione religiosa e fu ordinato sacerdote nel settembre del 1837.
Uomo di esemplare erudizione, ebbe la possibilità di recarsi a Roma per perfezionare i suoi studi e ricevette, al suo ritorno a Todi, incarichi di grande responsabilità. Giovanissimo divenne Pro Vicario generale e successivamente Vicario Capitolare della Diocesi tuderte.
Ma bene presto, don Luigi consegnò al Vescovo la sua rinuncia alla carica di Vicario Capitolare, mettendo fine alla luminosa carriera che gli si stava aprendo dinnanzi e quindi agli agi di un ministero molto ambito. La sua via era quella dell’apostolato e del completo dono di sé, libero da gerarchie ecclesiastiche che potessero ostacolare la sua missione sacerdotale.
Poté quindi dedicarsi completamente alla predicazione con la sua oratoria fluente e suadente.
L’azione
pastorale di Luigi ebbe fulcro e sintesi nelle opere di carità. Nel 1841
egli aprì un asilo di carità per ragazze povere,
essendo la situazione delle giovani donne abbandonate ed orfane, uno dei problemi più sentiti della città. L’asilo inizialmente fu solo diurno e dette ospitalità alle ragazze obbligate a mendicare a causa della estrema povertà. Nell’asilo, don Luigi organizzò momenti di istruzione e di avviamento al lavoro e fornì un pasto quotidiano. Appena sei giorni dopo l’inizio delle attività, il 5 dicembre, il vescovo Gazzoli emanò il decreto di istituzione dell’ Asilo e concesse allo stesso le rendite ed il locale dell’ antico Conservatorio per far si che l’assistenza alla giovani donne si prolungasse anche per la notte.
L’istituto prese il nome di “Natività di Maria S.S.”.
Qualche anno più tardi, don Luigi, conscio della difficile situazione sociale tuderte nel periodo di grande mutamente sociali e politici che fu quello a cavallo della Repubblica romana e successivamente dell’unità d’Italia, avvertì la chiara esigenza di fornire una concreta opportunità ai giovani poveri della città di Todi. Fu così che nell’ agosto del 1847 inaugurò un orfanotrofio maschile nel Palazzo Caporali in via Lorenzo Leoni. I primi alunni furono 12 ma ben preso il numero crebbe. L’obiettivo di don Luigi fu sin dall’inizio quello di insegnare ai ragazzi abbandonati un mestiere che desse loro la possibilità di inserirsi nel miglior modo nel mondo del lavoro e quindi nella società. La pedagogia di don Luigi fu senz’altro connotata dall’unione di tre elementi: educazione, operatività ed istruzione. Le scuole notturne furono parte integrante della sua opera. L’istituto maschile, detto “degli Artigianelli” fu un vero e proprio laboratorio di attività artigianali raggiungendo anche ottimi livelli. Nel 1867, ad esempio, gli allievi parteciparono all’Esposizione Universale di Parigi e ricevettero anche dei premi.
Accoglienza, cura, istruzione, insegnamento di un mestiere, furono le finalità principali dell’Istituto che il canonico volle per i giovani poveri di Todi.
L’unità d’Italia fu per don Luigi causa di grandi tribolazioni. In seguito alla istituzione delle Congregazioni di carità in ogni comune ed al contestuale scioglimento delle Opere pie in Umbria, il Comune di Todi inserì l’Asilo delle povere giovani nelle Opere pie assegnate alla Congregazione di carità, su proposta e relazione della congregazione stessa. Negli Istituti Crispolti, accogliendo la proposta del vice Prefetto Gualtiero, don Luigi fu lasciato alla direzione.
I dissidi tra il canonico e la Congregazione non tardarono ad arrivare, a tal punto che, già nel 1862, nel Consiglio della Congregazione si discusse sulla sostituzione di don Luigi alla direzione dell’Asilo femminile. Qualche tempo dopo, in tale clima di sfiducia, fu formalizzata la decisione d a Congregazione di dare in affitto i poderi dell’Asilo senza il consenso di don Luigi. Ciò fece precipitare la situazione e don Crispolti non esitò a protestare vibratamente, spingendo la Congregazione a rimuoverlo definitivamente. Don Luigi riuscì comunque a salvare la gestione dell’Istituto degli Artigianelli, forse perché all’epoca povero di rendite.
La pastorale opera di don Luigi Crispolti non cessò nemmeno in vecchiaia.
Egli provvide a mettere in piedi, nel 1875, un nuovo ricovero per ragazze abbandonate. In quest’ultimo don Luigi raccolse inizialmente sei o sette ragazze povere, guidate da una maestra-direttrice ed un inserviente, tutto a sue spese.
Nel dicembre del 1883 don Luigi Crispolti fu colpito da una grave polmonite che ne causò la morte.
In un trafiletto di cronaca locale, successivo alla cerimonia funebre, si colse sinteticamente, con una straordinaria efficacia, la percezione che la cittadinanza aveva di don Luigi: “ Ieri ebbe luogo l’accompagno funebre della salma di don Luigi Crispolti, Arcidiacono della diocesi di Todi. In uno stendardo c’era scritto:
“Al padre dei poveri“.
Don Luigi Crispolti ha testimoniato la fede nella carità,operando incessantemente a favore degli abbandonati,trasformandoli in risorse per la città. Egli ebbe come ideale non certo la semplice assistenza, ma la promozione del bene comune della città e del suo territorio. Combatté non solo la ricchezza senza generosità, ma anche la generosità cieca e controproducente della semplice elemosina che conduce alla rassegnazione.
La testimonianza di don Luigi espresse una carità cristiana come progetto, stile, tensione personale e di tutta la Chiesa.